Lavori elettrici: la sicurezza nelle attività di manutenzione

L’obiettivo della manutenzione di un impianto elettrico è quello di mantenerlo nelle condizioni prescritte. E in questo senso la manutenzione può consistere:

  • in una manutenzione preventiva: “programmi di lavoro con l’intento di prevenire interruzioni e di mantenere le apparecchiature in buone condizioni”
  • in una manutenzione correttiva: “lavoro attuato per riparare o sostituire parti difettose”.

A ricordare in questo modo le tipologie delle attività di manutenzione su un impianto elettrico e a fornire informazioni, tratte dalla normativa tecnica, in materia di sicurezza, è il documento Inail “ Lavori su impianti elettrici in bassa tensione”, prodotto dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici nel 2018; un documento che dedica un intero capitolo alle attività di manutenzione, verifica, misura, prova e ricerca di guasti.

Gli argomenti affrontati nell’articolo:

Considerazioni sulla sicurezza delle attività di manutenzione

Il documento riporta alcune considerazioni sulla sicurezza delle attività di manutenzione con riferimento a quanto contenuto nella norma CEI 11-27 (punti 7.1, 7.2, 7.5 e 7.6).

Si indica che nei lavori di manutenzione “possono essere presenti i rischi di shock, cortocircuiti o archi elettrici, nel qual caso si devono applicare procedure di lavoro idonee (per il lavoro fuori tensione, per il lavoro in prossimità di parti attive, o per il lavoro sotto tensione), o tali rischi possono non esserci, poiché la concezione delle apparecchiature consente una manutenzione senza rischio elettrico”. In ogni caso “tutte le procedure di manutenzione che devono essere eseguite devono essere approvate dal Responsabile dell’impianto elettrico (URI o RI)”.

Inoltre quando su un impianto elettrico si effettuano lavori di manutenzione:

  • “si deve chiaramente individuare la parte dell’impianto interessata;
  • si deve designare il PL preposto all’attività di manutenzione”.

Ricordiamo il significato di alcune sigle/acronimi utilizzati nella norma:

  • PES: “persona esperta” in ambito di lavori elettrici;
  • PAV: “persona avvertita” in ambito di lavori elettrici;
  • PEC: “persona comune”, non esperta e non avvertita, in ambito di lavori elettrici.
  • PL: “persona preposta alla conduzione del lavoro”;

Ricerca di guasti e riparazioni

Il documento indica che le norme CEI EN 50110-1 e CEI 11-27 “parlano di ricerca dei guasti nei rispettivi punti 7.3, che trattano dei lavori di riparazione”. Lavori che possono “articolarsi nelle seguenti operazioni:

  • individuazione del guasto;
  • riparazione del guasto e/o sostituzione di componenti;
  • rimessa in servizio di parti riparate dell’impianto”.

Si segnala poi che “può essere necessario applicare procedure diverse per ogni fase del lavoro”.

Inoltre:

  • si devono “stabilire specifiche condizioni di lavoro quando si individuano e si circoscrivono i guasti con l’impianto in tensione o durante l’applicazione della tensione di prova;
  • l’individuazione, la circoscrizione e l’eliminazione dei guasti devono essere eseguite in accordo con le procedure di lavoro applicabili;
  • si devono eseguire idonee prove funzionali e di verifica e messa a punto per assicurare che le parti riparate dell’impianto siano adatte ad essere rimesse in tensione”.

Si indica poi che se per caso ci fosse la necessità di eseguire operazioni “che comportino pericoli che non rientrano nel campo di applicazione delle norme, il datore di lavoro deve effettuare un’adeguata valutazione del rischio, mettere in atto procedure opportune e adottare le necessarie misure di sicurezza. Ad esempio, per le operazioni tecnicamente eseguibili soltanto in assenza di messa a terra e in cortocircuito di parti attive messe fuori tensione devono essere adottate, a seguito di un’attenta analisi del rischio, adeguate precauzioni che prevengano l’esistenza di tensioni o correnti residue e la possibilità che le predette parti attive siano rimesse in tensione da ogni possibile sorgente di alimentazione”.

La predisposizione di procedure operative

Rimandiamo alla lettura integrale del documento, che parla anche della sostituzione di fusibili e della sostituzione di lampade ed accessori, e ci soffermiamo sul tema della predisposizione di procedure operative nelle attività di manutenzione, verifica, misura, prova e ricerca di guasti.

Si indica che tali attività si eseguono:

  • “sistematicamente (a intervalli di tempo prefissati, ad esempio quelli previsti per le verifiche e i controlli);
  • al verificarsi di condizioni particolari (al verificarsi di un evento, ad esempio un guasto)”.

E poiché, come indicato nel documento Inail, generalmente per eseguire manutenzioni, verifiche, misure, prove o ricerca di guasti “si alterano le normali condizioni di funzionamento dell’impianto, allentando le sicurezze”, tale situazione “richiede particolare precauzione, in quanto il rilassamento di alcune sicurezze è uno dei fattori che fa sì che si manifestino i guasti”. E in genere i guasti “potrebbero manifestarsi sia durante l’attività di manutenzione, verifica, misura, prova o ricerca di guasti, sia alla ripresa del normale funzionamento dell’impianto”.

Si segnala che l’attività di ricerca dei guasti “può essere influenzata da alcuni fattori”:

  • l’imprevedibilità del guasto;
  • l’ignoranza di quale sia il guasto;
  • l’urgenza.

E si sottolinea che l’imprevedibilità e l’urgenza “fanno sì che spesso gli attrezzi, gli strumenti e le persone più adatti non siano disponibili”.

Riportiamo dal documento una tabella con alcune misure di prevenzione per la ricerca dei guasti:

Si indica, infine, che per i guasti più ricorrenti “si possono predisporre procedure specifiche, ma per gli altri è necessario:

  • presupporre le possibili cause,
  • decidere che cosa fare per individuare la causa del guasto,
  • decidere una procedura operativa non specifica da seguire”.

FONTE: https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/rischio-elettrico-C-34/lavori-elettrici-la-sicurezza-nelle-attivita-di-manutenzione-AR-18672/

ALLEGATO: Inail, Lavori su impianti elettrici in bassa tensione

INL: il rapporto sull’attività di vigilanza 2018

È stato presentato il 18 aprile a Roma nella Sala Conferenza dell’Ispettorato nazionale del lavoro il Rapporto annuale dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale – Anno 2018. Documento che raccoglie i dati sulla vigilanza condotta da Ispettorato, Inps e Inail.

Nel 2018 sono state 144.163 le aziende ispezionate: 98.255 le irregolari, 162.932 i lavoratori irregolari, 42.306 i lavoratori in nero. 70% il tasso di irregolarità quindi sugli accertamenti definiti. 1.356.180.092 il recupero totale di premi evasi.

I 42.306 lavoratori in nero hanno rappresentato il 40% del totale dei lavoratori irregolari. 1.474 i lavoratori interessati dalle operazioni per il contrasto al caporalato, di questi 673 ovvero il 46% risultati totalmente in nero e il 74% ovvero 496 impiegati nell’agricoltura. Dei citati lavoratori vittime di sfruttamento, 478 sono risultati essere stranieri e 158 extracomunitari privi di permesso di soggiorno.

5.475 i rapporti di lavoro riqualificati per utilizzo distorto delle fattispecie contrattuali flessibili. 10.877 impiegati in forme di esternalizzazione fittizia.

Sicurezza sul lavoro. 20.942 le aziende ispezionate, 16.394 delle quali irregolari, ovvero l’82% e +5% rispetto al 2017. 31.218 violazioni di cui 26.885 penali e 4.333 amministrative. 22.198 violazioni prevenzionistiche, 4.237 violazioni impianti di sorveglianza da art. 4 della L. n. 300/1970. Il 54% degli illeciti rispetto a quanto previsto dal Testo Unico sicurezza sul lavoro ha riguardato il “Titolo IV – Cantieri temporanei o mobili”, il 39%“Titolo I” e aspetti generali di sicurezza, il 7% rischi specifici. Dettaglio tipologia di illeciti 29,28% rischio cadute dall’alto; 15,36% sorveglianza sanitaria; 10,47% formazione e informazione.

Info: Inl, Rapporto annuale attività di vigilanza 2018

FONTE: https://www.quotidianosicurezza.it/normativa/ministero-del-lavoro/inl-rapporto-vigilanza-lavoro-2019.htm

INL, Documento di programmazione della vigilanza per il 2019

Pubblicato dall’ispettorato nazionale del lavoro il Documento di programmazione della vigilanza per il 2019, documento sulle verifiche da effettuare nell’anno corrente in materia lavoro, assicurazioni sociali obbligatorie e salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Come si legge dalla premessa firmata dal capo dell’Ispettorato Leonardo Alestra le attività saranno indirizzate al presidio del territorio, alla prossimità al mondo del lavoro per verificare il rispetto dei “diritti fondamentali dei lavoratori, della legalità e della adeguatezza delle condizioni di lavoro”. Obiettivi della vigilanza: norme, Decreto dignità, Reddito di cittadinanza, lavoro nero, caporalato interposizione illecita di manodopera, dumping sociale.

Una tabella posta al termine del documento riassume la quantità di imprese che si prevede di controllare: 147.445. Per le seguenti tipologie di vigilanza: lavoristica 94.180; salute e sicurezza 17.000; previdenziale 18.000; assicurativa 18.265.

Accanto alla vigilanza continueranno le attività di prevenzione e promozione con incontri informativi e di aggiornamento. Al termine del 2019 dovranno essere stati realizzati circa 400 appuntamenti.

Info: Inl programmazione attività di vigilanza 2019

La formazione in materia di ADR: un obbligo che interessa anche il RSPP

L’Accordo ADR dispone un preciso obbligo di formazione per tutti gli operatori coinvolti nella gestione e il trasporto delle merci pericolose che possono comprendere, in base ai loro pericoli specifici, i prodotti e gli articoli destinati all’utilizzo industriale, professionale o privato nonché i rifiuti generati da un’attività industriale o professionale.
La nuova edizione 2019 dell’ADR, che entrerà in vigore il 1° luglio 2019 dopo il consueto semestre transitorio, impone alle imprese una programmazione della formazione e dell’aggiornamento per tutti gli addetti che a qualsiasi titolo gestiscono le merci pericolose.
A livello legislativo la direttiva 2008/68/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 24 settembre 2008 relativa al trasporto interno di merci pericolose è stata recepita in Italia con il Decreto Legislativo n.35/2010 che all’art.5 dispone:

Art. 5 – Recepimento modifiche all’ADR, al RID ed all’ADN
1. Con provvedimento dell’amministrazione, sono recepite le direttive comunitarie concernenti adeguamento al progresso scientifico e tecnico della materia del trasporto di merci pericolose su strada, per ferrovia o per via navigabile interna recanti modifiche: 
a) degli allegati A e B dell’ADR; 
…omissis…

Per effetto del suddetto decreto ogni biennio l’edizione dell’ADR, emendata dagli esperti del gruppo di lavoro WP.15 dell’UNECE, viene recepita a livello nazionale con un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che rende perciò obbligatoria l’osservanza delle disposizioni contenute negli allegati tecnici A e B dell’accordo da parte di tutti gli operatori interessati.
In particolare l’ADR 2019 riporta alla sezione 8.2.3:
8.2.3 Formazione di tutto il personale, diverso dai conducenti aventi un certificato di cui al 8.2.1, coinvolto nel trasporto di merci pericolose per strada
Tutte le persone le cui funzioni hanno a che fare con il trasporto stradale di merci pericolose devono avere ricevuto, conformemente al capitolo 1.3, una formazione sulle disposizioni che regolano il trasporto di queste merci, rispondente alle loro responsabilità e funzioni. Questa prescrizione si applica, per esempio, al personale impiegato dal trasportatore o dallo speditore, al personale che carica e scarica le merci pericolose, al personale che lavora nei depositi intermedi o per le agenzie di spedizione ed ai caricatori e ai conducenti di veicoli diversi da quelli aventi un certificato conformemente a 8.2.1, coinvolti nel trasporto di merci pericolose per strada.

La formazione degli addetti coinvolti nelle attività concernenti le merci pericolose deve essere programmata e assicurata dal legale rappresentante, o chi da egli delegato allo scopo, ovvero il “capo dell’impresa” secondo l’art. 11 del D.Lgs. n.35/2010 quando l’impresa ha nominato un Consulente per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose.

Il Consulente per la sicurezza dei trasporti dovrebbe individuare i fabbisogni formativi degli addetti e proporre un programma di formazione all’impresa in cui i moduli formativi potranno essere erogati dallo stesso Consulente per la sicurezza o da terzi, esperti interni o esterni all’impresa.

Nel caso in cui l’impresa non sia obbligata a nominare un Consulente per la sicurezza dei trasporti oppure il Consulente nominato non esegua il suo compito di verifica della formazione degli addetti, allora il legale rappresentante, o chi da egli delegato, ha l’obbligo di vigilare sulla formazione preliminare e periodica di aggiornamento dei propri dipendenti assieme al RSPP nominato ai sensi del D.Lgs. n.81/2008 dal momento che le misure di sicurezza relative alle attività svolte per la gestione delle merci pericolose (per esempio carico e/o scarico di prodotti e rifiuti) all’interno di un perimetro aziendale devono essere considerate come implementazione in un settore specifico (ADR) delle disposizioni di cui al D.Lgs. 81/2008, la norma quadro in materia di sicurezza nell’ambiente di lavoro.

A questo proposito evidenzio che la posizione del legale rappresentante, o della persona che riveste il ruolo di datore di lavoro, e del RSPP risulta particolarmente critica quando l’impresa delega alcune attività di gestione delle merci pericolose ad imprese esterne (in outsourcing) che operano nel perimetro aziendale del committente con personale dipendente e/o con personale di imprese terze. In tutti questi casi l’impresa committente deve verificare la formazione acquisita dagli addetti che “accetta” di far lavorare presso la propria sede operativa. Il datore di lavoro deve infatti dimostrare di adottare la “diligenza del buon padre di famiglia”, un adempimento di carattere generale di cui all’art. 1176 del codice civile, e di garantire direttamente, o chi da egli delegato, la formazione obbligatoria e l’aggiornamento dei lavoratori che svolgono le attività inerenti la gestione delle merci pericolose nella sua sede operativa.

L’obbligo di formare gli addetti comporta necessariamente la creazione di una lista di persone coinvolte nella gestione delle merci pericolose (materie prime, prodotti finiti e rifiuti) ed il monitoraggio della formazione erogata a queste persone in funzione dei ruoli assunti presso uno degli operatori elencati al 1.4 dell’ADR 2019:

  • speditore;
  • trasportatore;
  • destinatario;
  • caricatore;
  • imballatore;
  • riempitore;
  • gestore di un container cisterna o di una cisterna mobile;
  • scaricatore,

così come definiti alla sezione 1.2.1 dell’ADR 2019.

I corsi di aggiornamento devono essere programmati almeno ogni due anni considerando che gli allegati tecnici A e B dell’Accordo l’ADR sono emendati dagli esperti del gruppo di lavoro WP.15 dell’UNECE con la medesima periodicità. Nel caso che le prassi e/o le procedure inerenti la gestione delle merci pericolose siano modificate si rende invece necessario aggiornare tempestivamente la formazione degli addetti interessati alle attività oggetto di modifiche prima che gli stessi possano svolgere le loro mansioni privi dell’adeguata formazione.

FONTE: https://aifos.org/home/news/int/interventi_commenti/la_formazione_in_materia_di_adr

Compilazione/Presentazione MUD 2018

F-Gas: dal 24 gennaio 2019 in vigore il D.P.R. 146/2018

Il 9 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto F-GAS: il  DPR 146 del 16 novembre 2018.

Il presente decreto disciplina le modalita’ di attuazione del regolamento (UE) n. 517/2014 e dei relativi regolamenti di esecuzione della Commissione europea, ed in particolare:

a) individua le autorita’ competenti di cui all’articolo 6, paragrafo 2, secondo periodo, e paragrafo 3, terzo periodo, all’articolo 9, all’articolo 11, paragrafo 3, all’articolo 15, paragrafo 4, all’articolo 17, paragrafo 4, e all’articolo 19, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 517/2014;

b) individua gli organismi di controllo indipendenti competenti per le procedure di verifica di cui all’articolo 14, paragrafo 2, e all’articolo 19, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 517/2014;

c) individua le procedure per la designazione degli organismi di certificazione delle persone fisiche e delle imprese, di cui agli articoli 7 e 8 del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2067, agli articoli 10 e 11 del regolamento (CE) n. 304/2008, agli articoli 4 e 5 del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2066 e agli articoli 4 e 5 del regolamento (CE) n. 306/2008;

d) individua le procedure per la certificazione degli organismi di attestazione di cui all’articolo 1 del regolamento (CE) n. 307/2008;

e) stabilisce le modalita’ di riconoscimento dei certificati e attestati di formazione rilasciati da altri Stati membri;

f) disciplina il registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate, che assicura a tutti i soggetti, la pubblicita’ notizia delle informazioni sulle attivita’ disciplinate dal presente decreto, nonche’ la trasparenza delle attivita’ medesime;

g) disciplina la costituzione e la gestione di una banca dati per la raccolta e la conservazione delle informazioni relative alle vendite di gas fluorurati a effetto serra e delle apparecchiature di cui all’articolo 6 del regolamento (UE) n. 517/2014, nonche’ alle attivita’ di installazione, manutenzione, riparazione e smantellamento di dette apparecchiature;

h) individua i sistemi di comunicazione delle informazioni di cui all’articolo 20, del regolamento (UE) n. 517/2014, per la raccolta di dati sulle emissioni dei settori rientranti nel campo di applicazione del regolamento medesimo;

i) disciplina l’etichettatura delle apparecchiature di cui all’articolo 12 del regolamento (UE) n. 517/2014.

Il nuovo decreto entrerà in vigore a partire dal 24 gennaio 2019 e abroga il precedente D.P.R. 43/2012.

Lavoro digitalizzato, rischi per la sicurezza nel 2025, relazione Eu-Osha

Futuro digitalizzato e rischi per la sicurezza sul lavoro. Questo il tema della recente relazione pubblicata da Eu-Osha che riporta riflessioni sul futuro del lavoro e sui rischi per la sicurezza considerando le attuali e prossime innovazioni tecnologiche. Una relazione redatta al termine di un progetto di ricerca biennale su un proiezione da ora al 2025.

Prospettive in merito ai rischi nuovi ed emergenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro correlati alla digitalizzazione nel periodo fino al 2025 è il titolo del volume, di cui è disponibile anche una sintesi, entrambi in inglese. L’impatto delle TIC è già ora assolutamente evidente e potrebbe essere ancor più consistente tra meno di dieci anni influenzando totalmente il mondo del lavoro, le abitudini gli ambienti. Attraverso attrezzature, strumenti, organizzazione, orari, controllo.

Eu-Osha ha analizzato quattro scenari di possibile evoluzione della vita professionale nel 2025, elaborati seguendo relazioni di esperti e informazioni raccolte su letteratura specializzata, colloqui telefonici e sondaggi online.

Gli scenari sono: EvoluzioneTrasformazioneUtilizzo e Frammentazione e delle slide animate ne semplificano e sintetizzano la comprensione.

Foresight on new and emerging OSH risks related to digitalisation by 2025 from European Agency for Safety and Health at Work – EU-OSHA

Per ogni scenario viene ipotizzato il modo nel quale potrebbero essere affrontanti i rischi per la sicurezza sul lavoro. Rischi fisici e psicosociali per sostenere l’obiettivo finale della relazione. Informare tutti gli attori impegnati nella UE nelle politiche del lavoro e promuovere l’adozione di approcci preventivi, proattivi. Promuovere progetti e ricerche e un approccio olistico che sappia ridurre l’impatto delle prossime novità tecnologiche.

Info: Eu-Osha il lavoro nel futuro digitalizzato  – relazione completa in inglese

Fonte: https://www.quotidianosicurezza.it/sicurezza-sul-lavoro/ricerche/rischi-emergenti-sicurezza-lavoro-digitalizzato-relazione-eu-osha.htm

Decreto 23 novembre, regola tecnica attività commerciali superiori 400mq

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.281 del 3 dicembre 2018 il Decreto del Ministero dell’Interno del 23 novembre 2018 Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq, comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti, ai sensi dell’articolo 15, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 – modifiche al decreto 3 agosto 2015. In vigore a trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta.

Le norme sono applicabili alle attività individuate con il numero 69 dell’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151sia di nuova realizzazione che esistenti e in alternativa a quanto indicato dal decreto del Ministro dell’interno 27 luglio 2010. Vengono aggregate all’allegato 1 del Decreto del Ministro dell’interno 3 agosto 2015, con il capitolo “V.8 – Attività commerciali” nella sezione “V Regole tecniche verticali”.

Come di consueto è il documento allegato al decreto a riportare i dettagli tecnici del provvedimento, i dettagli della strategia antincendio: V.8.5 3. “Nei paragrafi che seguono sono riportate le indicazioni complementari o sostitutive delle soluzioni conformi previste dai corrispondenti livelli di prestazione della RTO”.

Le indicazioni riguardano la reazione e la resistenza al fuoco, la compartimentazione, l’esodo, la gestione della sicurezza antincendio, il controllo, l’allarme, fumi e calore, impianti tecnologici.

“V.8.6  Altre indicazioni:

  1. All’interno delle aree TA, TB1 e TB2 non è ammesso l’impiego di apparecchiature alimentate a combustibile liquido o gassoso.
  2. All’interno delle aree TA, TB1 e TB2 sono comunque ammessi, per ciascun compartimento antincendio:
    1. fluidi combustibili o prodotti contenuti in recipienti a pressione (ad esempio: insetticidi, prodotti spray in genere, cosmetici, alcooli in concentrazione superiore a 60 % in volume, olii lubrificanti, …) 1 m3 di cui massimo 0,3 m3 di liquidi con punto di infiammabilità < 21°C;
    2. recipienti di gpl di singola capacità 5 kg, in quantitativi 75 kg, in locali posti a quota h • -1 m;
    3. articoli pirotecnici NSL, con quantitativi netti di manufatti 50 kg”.

Info: Gazzetta Ufficiale n.281 del 3 dicembre 2018 Decreto 23 novembre 2018

Fonte: https://www.quotidianosicurezza.it/normativa/leggi/nuova-regola-tecnica-verticale-attivita-commerciali-2018.htm

Infortuni e malattie professionali: i dati Inail di ottobre

Nella sezione “Open data” del sito Inail sono disponibili i dati analitici delle denunce di infortunio – nel complesso e con esito mortale – e di malattia professionale presentate all’Istituto nel mese di ottobre. Nella stessa sezione sono pubblicate anche le tabelle del “modello di lettura” con i confronti “di mese” (ottobre 2018 vs ottobre 2017) e “di periodo” (gennaio-ottobre 2018 vs gennaio-ottobre 2017).

Nel numero complessivo degli infortuni sono comprese anche le comunicazioni obbligatorie effettuate ai soli fini statistici e informativi da tutti i datori di lavoro e i loro intermediari, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, degli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento.

Gli open data pubblicati sono provvisori, perché soggetti all’effetto distorsivo di “punte occasionali” e dei tempi di trattazione delle pratiche. Per quantificare i casi accertati positivamente sarà infatti necessario attendere il consolidamento dei dati dell’intero 2018, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia.

DENUNCE DI INFORTUNIO

Nei primi 10 mesi del 2018 i casi di infortunio denunciati all’Inail sono stati 534.605, in aumento dello 0,2% rispetto all’analogo periodo del 2017. I dati rilevati al 31 ottobre di ciascun anno evidenziano a livello nazionale una diminuzione dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 454.421 a 454.006 (-0,1%), mentre quelli in itinere, avvenuti cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, hanno fatto registrare un incremento pari all’1,7%, da 79.231 a 80.599.

Nel periodo gennaio-ottobre 2018 il numero degli infortuni sul lavoro denunciati è aumentato dello 0,3% nella gestione Industria e servizi (dai 421.388 del 2017 ai 422.628 casi del 2018) e dello 0,2% nel Conto Stato (da 83.706 a 83.909). In Agricoltura si registra invece un calo dell’1,7% (da 28.558 a 28.068).

L’analisi territoriale evidenzia un aumento delle denunce di infortunio nel Nord-Ovest (+0,7%), nel Nord-Est (+1,3%) e al Sud (+0,2%) e un calo al Centro (-1,5%) e nelle Isole (-2,3%). Tra le regioni con i maggiori incrementi percentuali si segnalano la Provincia autonoma di Bolzano (+5,5%), il Friuli Venezia Giulia (+4,3%) e il Molise (+3,9%), mentre i decrementi maggiori sono quelli rilevati nella Provincia autonoma di Trento (-8,8%), in Valle d’Aosta e in Abruzzo (-3,8% per entrambi).

L’incremento rilevato nel confronto tra i primi 10 mesi del 2017 e del 2018 è legato esclusivamente alla componente maschile, che registra un +0,7% (da 343.302 a 345.631) rispetto al -0,7% di quella femminile (da 190.350 a 188.974). L’aumento ha interessato soprattutto i lavoratori extracomunitari (+8,6%) e in misura minore quelli comunitari (+0,5%), mentre le denunce di infortunio dei lavoratori italiani sono in calo dell’1,0%.

Dall’analisi per classi di età emergono incrementi per la fascia fino a 29 anni (+4,1%) e tra i 60 e i 69 anni (+5,8%). In flessione, invece, le denunce per le fasce 30-44 anni (-3,4%) e 45-59 anni (-0,7%).

CASI MORTALI

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei 10 dieci mesi di quest’anno sono state 945, 81 in più rispetto alle 864 denunciate tra gennaio e ottobre del 2017 (+9,4%). L’aumento è dovuto soprattutto all’elevato numero di decessi avvenuti lo scorso mese di agosto rispetto all’agosto 2017, alcuni dei quali causati dai cosiddetti incidenti “plurimi”, ovvero quelli che causano la morte di due o più lavoratori.

Nel solo mese di agosto, infatti, si è contato quasi lo stesso numero di vittime (37) in incidenti plurimi dell’intero periodo gennaio-ottobre 2017 (38). Tra gli eventi di quest’anno con il bilancio più tragico si ricordano, in particolare, il crollo del ponte Morandi a Genova, con 15 denunce di casi mortali, e gli incidenti stradali avvenuti a Lesina e a Foggia, in cui hanno perso la vita 16 braccianti.

Allargando l’analisi dei dati ai primi 10 mesi, nel 2018 tra gennaio e ottobre si sono verificati 21 incidenti plurimi, che sono costati la vita a 76 lavoratori, rispetto ai 13 incidenti plurimi del 2017, che hanno causato 38 morti.

Gli ultimi incidenti plurimi di settembre e ottobre hanno provocato la morte di due dipendenti dell’Archivio di Stato, vittime di una fuga di gas ad Arezzo, di quattro persone travolte da una frana durante l’esecuzione di alcuni lavori di emergenza a una condotta fognaria danneggiata dal maltempo a Isola di Capo Rizzuto, in Calabria, e di cinque lavoratori coinvolti in due incidenti stradali avvenuti nel Lazio e in Lombardia.

I dati rilevati al 31 ottobre di ciascun anno evidenziano, a livello nazionale, un incremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, che sono passati da 619 a 648 (+4,7%), sia di quelli occorsi in itinere, in aumento del 21,2% (da 245 a 297). Nei primi 10 mesi di quest’anno si è registrato un incremento di 89 casi mortali (da 725 a 814) nella gestione Industria e servizi e un decremento di otto casi nel Conto Stato (da 24 a 16), mentre in Agricoltura sono stati denunciati 115 casi mortali in entrambi i periodi.

L’analisi territoriale evidenzia un incremento di 48 casi mortali nel Nord-Ovest (da 212 a 260), di 20 nel Nord-Est (da 215 a 235) e di 15 al Sud (da 188 a 203). Lieve diminuzione al Centro (da 176 a 174), mentre nelle Isole le denunce sono state 73 in entrambi i periodi. A livello regionale spiccano i 25 casi in più del Veneto (da 75 a 100), i 20 in più del Piemonte (da 67 a 87) e i 19 in più della Lombardia (da 114 a 133) e Calabria (da 16 a 35). Seguono Campania (+17), Liguria (+10) e Toscana (+8).  Cali significativi si registrano, invece, in Abruzzo (da 47 a 22) e nelle Marche (da 30 a 16).

L’aumento rilevato nel confronto tra i primi 10 mesi del 2017 e del 2018 è legato esclusivamente alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono stati 81 in più (da 782 a 863), mentre quella femminile ha registrato 82 decessi in entrambi i periodi. L’incremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (da 730 a 787), sia quelle dei lavoratori extracomunitari (da 95 a 114) e comunitari (da 39 a 44).

Dall’analisi per classi di età emerge come quasi una morte su due abbia coinvolto lavoratori di età compresa tra i 50 e i 64 anni, con un incremento tra i due periodi di 75 casi (da 366 a 441). In aumento anche le denunce che hanno riguardato gli under 34 (da 147 a 171) e gli over 65 (da 65 a 71 casi). Sono diminuite, invece, le morti dei lavoratori tra i 35 e i 49 anni (da 286 a 262).

DENUNCE DI MALATTIA PROFESSIONALE

Dopo la diminuzione registrata nel corso di tutto il 2017, in controtendenza rispetto al costante aumento degli anni precedenti, nei primi 10 mesi di quest’anno le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail sono tornate ad aumentare, anche se a un ritmo sempre più decrescente.

Allo scorso 31 ottobre, infatti, l’incremento si è attestato al +1,9% (pari a 911 casi in più rispetto allo stesso periodo del 2017, da 48.849 a 49.760). Si tratta di una variazione in linea con quella rilevata per i primi nove mesi (+1,8%), che rispetto al dato di gennaio, quando l’aumento era stato pari al +14,8%, ha mostrato un trend in costante diminuzione nelle successive rilevazioni mensili.

L’incremento percentuale maggiore è quello registrato in Agricoltura, pari al +3,3% (da 9.524 a 9.835). Nell’Industria e servizi le denunce di malattia professionale sono aumentate dell’1,6% (da 38.736 a 39.368), mentre nel Conto Stato il numero delle patologie denunciate è diminuito del 5,4% (da 589 a 557).

L’analisi territoriale evidenzia incrementi delle denunce al Centro (+989), dove si concentra oltre un terzo del totale dei casi protocollati dall’Istituto, al Sud (+516 casi), dove le tecnopatie denunciate sono quasi un quarto del totale, e nel Nord-Ovest (+86). In calo, invece, il dato del Nord-Est (-338) e delle Isole (-342).

In ottica di genere si rilevano 968 denunce di malattia professionale in più per i lavoratori (da 35.468 a 36.436, pari al +2,7%) e 57 in meno per le lavoratrici (da 13.381 a 13.324, per una diminuzione dello 0,4%). L’incremento ha interessato le denunce dei lavoratori italiani, passate da 45.679 a 46.541 (+1,9%) e quelle dei lavoratori comunitari, da 950 a 1.032 (+8,6%), mentre le denunce dei lavoratori extracomunitari sono diminuite dell’1,5% (da 2.220 a 2.187).

Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (30.352 casi), insieme a quelle del sistema nervoso (5.653) e dell’orecchio (3.802), nei primi 10 mesi di quest’anno hanno continuato a rappresentare le prime tre malattie professionali denunciate e sono pari all’80% del totale. Seguono le denunce di patologie del sistema respiratorio (2.208) e dei tumori (2.036).

TABELLE DI DETTAGLIO

FONTE: https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-contenuto-C-6/dati-statistiche-C-54/infortuni-malattie-professionali-i-dati-inail-di-ottobre-AR-18630/