Gli ultimi dati INAIL su infortuni e malattie professionali

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto tra gennaio e luglio sono state 378.671, 599 delle quali con esito mortale (+2,0%). In aumento le patologie di origine professionale denunciate.
Nella sezione “Open data” del sito Inail sono disponibili i dati analitici delle denunce di infortunio – nel complesso e con esito mortale – e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di luglio. Nella stessa sezione sono pubblicate anche le tabelle del “modello di lettura” con i confronti “di mese” (luglio 2019 vs luglio 2018) e “di periodo” (gennaio-luglio 2019 vs gennaio-luglio 2018).
Gli open data pubblicati sono provvisori e il loro confronto richiede cautele, in particolare rispetto all’andamento degli infortuni con esito mortale, soggetto all’effetto distorsivo di “punte occasionali” e dei tempi di trattazione delle pratiche.
Per quantificare il fenomeno, comprensivo anche dei casi accertati positivamente dall’Inail, sarà quindi necessario attendere il consolidamento dei dati dell’intero 2019, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia.
Nel numero complessivo degli infortuni sono incluse anche le comunicazioni obbligatorie effettuate ai soli fini statistici e informativi da tutti i datori di lavoro e i loro intermediari, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, degli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento.
Le denunce di infortunio presentate all’Inail entro lo scorso mese di luglio sono state 378.671, 62 in meno rispetto alle 378.733 dei primi sette mesi del 2018 (-0,02%).
I dati rilevati al 31 luglio di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un decremento dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 324.637 a 321.675 (-0,9%), e un incremento del 5,4%, da 54.096 a 56.996, di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro.
A luglio 2019 il numero degli infortuni denunciati è diminuito dello 0,4% nella gestione Industria e servizi (dai 294.934 casi del 2018 ai 293.709 del 2019), mentre è aumentato dell’1,1% in Agricoltura (da 18.732 a 18.946) e dell’1,5% nel Conto Stato (da 65.067 a 66.016).
A livello territoriale l’analisi evidenzia una diminuzione delle denunce di infortunio sul lavoro nel Nord-Ovest (-0,2%), nel Nord-Est (-0,3%) e al Sud (-0,6%). In controtendenza il Centro e le Isole che presentano un aumento pari rispettivamente allo 0,9% e allo 0,5%.
Tra le regioni che hanno fatto registrare i decrementi percentuali maggiori spiccano il Molise (-5,3%) e la Valle d’Aosta (-2,0%), mentre gli incrementi più consistenti sono quelli di Sardegna (+3,5%) e Umbria (+3,0%).
Il lieve calo che emerge dal confronto dei primi sette mesi del 2018 e del 2019 è legato esclusivamente alla componente maschile, che registra un -0,2% (da 244.115 a 243.512 denunce), a differenza di quella femminile, in aumento dello 0,4% (da 134.618 a 135.159).
Per i lavoratori extracomunitari si registra un incremento degli infortuni denunciati del 3,7% (da 46.275 a 47.965), mentre le denunce dei lavoratori italiani sono in calo dello 0,5% (da 317.653 a 316.008) e quelle dei comunitari dello 0,7% (da 14.804 a 14.695).
Dall’analisi per classi di età emergono aumenti tra gli under 30 (+2,4%) e tra i 55 e 69 anni (+3,0%). In diminuzione del 2,3%, invece, le denunce dei lavoratori della fascia 30-54 anni, nella quale rientra oltre la metà dei casi registrati.
CASI MORTALI
Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto entro il mese di luglio sono state 599, 12 in più rispetto ai primi sette mesi del 2018 (+2,0%).
A livello nazionale, i dati rilevati al 31 luglio di ciascun anno evidenziano 18 denunce in più per i casi mortali avvenuti in occasione di lavoro (da 414 a 432) e sei in meno per quelli occorsi in itinere (da 173 a 167).
A livello gestionale, l’Agricoltura ha registrato un aumento di 22 denunce (da 56 a 78) a fronte di 10 casi in meno nell’Industria e servizi (da 522 a 512), mentre nel Conto Stato le denunce sono state nove in entrambi i periodi.
Dall’analisi territoriale emerge un aumento dei casi mortali solo nell’Italia centrale e meridionale: 10 in più al Centro (da 110 a 120), 15 in più al Sud (da 119 a 134) e 12 in più nelle Isole (da 46 a 58). Nel Settentrione si rileva, invece, una diminuzione di due casi nel Nord-Ovest (da 155 a 153) e di 23 nel Nord-Est (da 157 a 134). A livello regionale spiccano i 16 casi mortali in più denunciati in Puglia e i 17 in meno del Veneto.
L’analisi di genere mostra, nel confronto tra i primi sette mesi del 2019 e del 2018, un andamento opposto tra i due sessi: 21 casi mortali in più per gli uomini (da 527 a 548) e nove in meno per le donne (da 60 a 51).
In aumento le denunce di infortunio con esito mortale per i lavoratori comunitari (da 29 a 40) ed extracomunitari (da 64 a 71), mentre tra gli italiani si registrano sei casi in meno (da 494 a 488).
L’analisi per classi di età mostra incrementi nella fascia 45-54 anni (+43 casi) e in quella 20-34 anni (+19), a fronte di nove decessi in meno per i lavoratori tra i 35-44 anni e di 39 in meno per quelli tra i 55 e i 69 anni. Tra gennaio e luglio di quest’anno tra gli under 20 si registrano cinque denunce di infortunio con esito mortale, rispetto alle 10 registrate nello stesso periodo nel 2018.
Gli incidenti “plurimi”, espressione che indica gli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori, nei primi sette mesi del 2019 sono stati 12 e hanno provocato la morte di 24 persone, prevalentemente sulla strada. Tra gennaio e luglio dell’anno scorso, invece, i decessi furono 26 in 10 incidenti plurimi.
DENUNCE DI MALATTIA PROFESSIONALE
Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi sette mesi di quest’anno sono state 38.501, mille in più rispetto allo stesso periodo del 2018 (+2,7%).
Le patologie denunciate sono aumentate solo nella gestione Industria e servizi, da 29.396 a 30.648 (+4,3%), mentre sono diminuite in Agricoltura, da 7.667 a 7.453 (-2,8%), e nel Conto Stato, da 438 a 400 (-8,7%).
A livello territoriale, l’aumento ha riguardato il Centro (+3,1%), il Sud (+3,7%) e le Isole (+9,6%). Il Nord-Est e il Nord-Ovest, invece, si distinguono entrambi per un calo dello 0,6%.
In ottica di genere le denunce di malattia professionale sono state 392 in più per le lavoratrici, da 10.089 a 10.481 (+3,9%), e 608 in più per i lavoratori, da 27.412 a 28.020 (+2,2%).
In crescita sia le denunce dei lavoratori italiani, che sono passate da 35.101 a 35.860 (+2,2%), sia quelle di comunitari, da 796 a 885 (+11,2%), ed extracomunitari, da 1.603 a 1.756 (+9,5%).
Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (22.794 casi), del sistema nervoso (3.972, con una prevalenza della sindrome del tunnel carpale) e dell’orecchio (2.596) continuano a rappresentare le prime tre malattie professionali denunciate, seguite da quelle del sistema respiratorio (1.627) e dai tumori (1.440).
Oltre 250 le denunce di malattie di origine professionale legate ai disturbi psichici e comportamentali e di quelle della cute e del tessuto sottocutaneo, mentre i casi di patologie del sistema circolatorio sono 152.
TABELLE DI DETTAGLIO
• Infortuni sul lavoro: tabelle nazionali e regionali con cadenza mensile
• Malattie professionali: tabelle nazionali e regionali con cadenza mensile
FONTE: https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-contenuto-C-6/dati-statistiche-C-54/gli-ultimi-dati-inail-su-infortuni-malattie-professionali-AR-19359/

Lavori elettrici: la sicurezza nelle attività di manutenzione

L’obiettivo della manutenzione di un impianto elettrico è quello di mantenerlo nelle condizioni prescritte. E in questo senso la manutenzione può consistere:

  • in una manutenzione preventiva: “programmi di lavoro con l’intento di prevenire interruzioni e di mantenere le apparecchiature in buone condizioni”
  • in una manutenzione correttiva: “lavoro attuato per riparare o sostituire parti difettose”.

A ricordare in questo modo le tipologie delle attività di manutenzione su un impianto elettrico e a fornire informazioni, tratte dalla normativa tecnica, in materia di sicurezza, è il documento Inail “ Lavori su impianti elettrici in bassa tensione”, prodotto dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici nel 2018; un documento che dedica un intero capitolo alle attività di manutenzione, verifica, misura, prova e ricerca di guasti.

Gli argomenti affrontati nell’articolo:

Considerazioni sulla sicurezza delle attività di manutenzione

Il documento riporta alcune considerazioni sulla sicurezza delle attività di manutenzione con riferimento a quanto contenuto nella norma CEI 11-27 (punti 7.1, 7.2, 7.5 e 7.6).

Si indica che nei lavori di manutenzione “possono essere presenti i rischi di shock, cortocircuiti o archi elettrici, nel qual caso si devono applicare procedure di lavoro idonee (per il lavoro fuori tensione, per il lavoro in prossimità di parti attive, o per il lavoro sotto tensione), o tali rischi possono non esserci, poiché la concezione delle apparecchiature consente una manutenzione senza rischio elettrico”. In ogni caso “tutte le procedure di manutenzione che devono essere eseguite devono essere approvate dal Responsabile dell’impianto elettrico (URI o RI)”.

Inoltre quando su un impianto elettrico si effettuano lavori di manutenzione:

  • “si deve chiaramente individuare la parte dell’impianto interessata;
  • si deve designare il PL preposto all’attività di manutenzione”.

Ricordiamo il significato di alcune sigle/acronimi utilizzati nella norma:

  • PES: “persona esperta” in ambito di lavori elettrici;
  • PAV: “persona avvertita” in ambito di lavori elettrici;
  • PEC: “persona comune”, non esperta e non avvertita, in ambito di lavori elettrici.
  • PL: “persona preposta alla conduzione del lavoro”;

Ricerca di guasti e riparazioni

Il documento indica che le norme CEI EN 50110-1 e CEI 11-27 “parlano di ricerca dei guasti nei rispettivi punti 7.3, che trattano dei lavori di riparazione”. Lavori che possono “articolarsi nelle seguenti operazioni:

  • individuazione del guasto;
  • riparazione del guasto e/o sostituzione di componenti;
  • rimessa in servizio di parti riparate dell’impianto”.

Si segnala poi che “può essere necessario applicare procedure diverse per ogni fase del lavoro”.

Inoltre:

  • si devono “stabilire specifiche condizioni di lavoro quando si individuano e si circoscrivono i guasti con l’impianto in tensione o durante l’applicazione della tensione di prova;
  • l’individuazione, la circoscrizione e l’eliminazione dei guasti devono essere eseguite in accordo con le procedure di lavoro applicabili;
  • si devono eseguire idonee prove funzionali e di verifica e messa a punto per assicurare che le parti riparate dell’impianto siano adatte ad essere rimesse in tensione”.

Si indica poi che se per caso ci fosse la necessità di eseguire operazioni “che comportino pericoli che non rientrano nel campo di applicazione delle norme, il datore di lavoro deve effettuare un’adeguata valutazione del rischio, mettere in atto procedure opportune e adottare le necessarie misure di sicurezza. Ad esempio, per le operazioni tecnicamente eseguibili soltanto in assenza di messa a terra e in cortocircuito di parti attive messe fuori tensione devono essere adottate, a seguito di un’attenta analisi del rischio, adeguate precauzioni che prevengano l’esistenza di tensioni o correnti residue e la possibilità che le predette parti attive siano rimesse in tensione da ogni possibile sorgente di alimentazione”.

La predisposizione di procedure operative

Rimandiamo alla lettura integrale del documento, che parla anche della sostituzione di fusibili e della sostituzione di lampade ed accessori, e ci soffermiamo sul tema della predisposizione di procedure operative nelle attività di manutenzione, verifica, misura, prova e ricerca di guasti.

Si indica che tali attività si eseguono:

  • “sistematicamente (a intervalli di tempo prefissati, ad esempio quelli previsti per le verifiche e i controlli);
  • al verificarsi di condizioni particolari (al verificarsi di un evento, ad esempio un guasto)”.

E poiché, come indicato nel documento Inail, generalmente per eseguire manutenzioni, verifiche, misure, prove o ricerca di guasti “si alterano le normali condizioni di funzionamento dell’impianto, allentando le sicurezze”, tale situazione “richiede particolare precauzione, in quanto il rilassamento di alcune sicurezze è uno dei fattori che fa sì che si manifestino i guasti”. E in genere i guasti “potrebbero manifestarsi sia durante l’attività di manutenzione, verifica, misura, prova o ricerca di guasti, sia alla ripresa del normale funzionamento dell’impianto”.

Si segnala che l’attività di ricerca dei guasti “può essere influenzata da alcuni fattori”:

  • l’imprevedibilità del guasto;
  • l’ignoranza di quale sia il guasto;
  • l’urgenza.

E si sottolinea che l’imprevedibilità e l’urgenza “fanno sì che spesso gli attrezzi, gli strumenti e le persone più adatti non siano disponibili”.

Riportiamo dal documento una tabella con alcune misure di prevenzione per la ricerca dei guasti:

Si indica, infine, che per i guasti più ricorrenti “si possono predisporre procedure specifiche, ma per gli altri è necessario:

  • presupporre le possibili cause,
  • decidere che cosa fare per individuare la causa del guasto,
  • decidere una procedura operativa non specifica da seguire”.

FONTE: https://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/rischio-elettrico-C-34/lavori-elettrici-la-sicurezza-nelle-attivita-di-manutenzione-AR-18672/

ALLEGATO: Inail, Lavori su impianti elettrici in bassa tensione

INL: il rapporto sull’attività di vigilanza 2018

È stato presentato il 18 aprile a Roma nella Sala Conferenza dell’Ispettorato nazionale del lavoro il Rapporto annuale dell’attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale – Anno 2018. Documento che raccoglie i dati sulla vigilanza condotta da Ispettorato, Inps e Inail.

Nel 2018 sono state 144.163 le aziende ispezionate: 98.255 le irregolari, 162.932 i lavoratori irregolari, 42.306 i lavoratori in nero. 70% il tasso di irregolarità quindi sugli accertamenti definiti. 1.356.180.092 il recupero totale di premi evasi.

I 42.306 lavoratori in nero hanno rappresentato il 40% del totale dei lavoratori irregolari. 1.474 i lavoratori interessati dalle operazioni per il contrasto al caporalato, di questi 673 ovvero il 46% risultati totalmente in nero e il 74% ovvero 496 impiegati nell’agricoltura. Dei citati lavoratori vittime di sfruttamento, 478 sono risultati essere stranieri e 158 extracomunitari privi di permesso di soggiorno.

5.475 i rapporti di lavoro riqualificati per utilizzo distorto delle fattispecie contrattuali flessibili. 10.877 impiegati in forme di esternalizzazione fittizia.

Sicurezza sul lavoro. 20.942 le aziende ispezionate, 16.394 delle quali irregolari, ovvero l’82% e +5% rispetto al 2017. 31.218 violazioni di cui 26.885 penali e 4.333 amministrative. 22.198 violazioni prevenzionistiche, 4.237 violazioni impianti di sorveglianza da art. 4 della L. n. 300/1970. Il 54% degli illeciti rispetto a quanto previsto dal Testo Unico sicurezza sul lavoro ha riguardato il “Titolo IV – Cantieri temporanei o mobili”, il 39%“Titolo I” e aspetti generali di sicurezza, il 7% rischi specifici. Dettaglio tipologia di illeciti 29,28% rischio cadute dall’alto; 15,36% sorveglianza sanitaria; 10,47% formazione e informazione.

Info: Inl, Rapporto annuale attività di vigilanza 2018

FONTE: https://www.quotidianosicurezza.it/normativa/ministero-del-lavoro/inl-rapporto-vigilanza-lavoro-2019.htm

INL, Documento di programmazione della vigilanza per il 2019

Pubblicato dall’ispettorato nazionale del lavoro il Documento di programmazione della vigilanza per il 2019, documento sulle verifiche da effettuare nell’anno corrente in materia lavoro, assicurazioni sociali obbligatorie e salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Come si legge dalla premessa firmata dal capo dell’Ispettorato Leonardo Alestra le attività saranno indirizzate al presidio del territorio, alla prossimità al mondo del lavoro per verificare il rispetto dei “diritti fondamentali dei lavoratori, della legalità e della adeguatezza delle condizioni di lavoro”. Obiettivi della vigilanza: norme, Decreto dignità, Reddito di cittadinanza, lavoro nero, caporalato interposizione illecita di manodopera, dumping sociale.

Una tabella posta al termine del documento riassume la quantità di imprese che si prevede di controllare: 147.445. Per le seguenti tipologie di vigilanza: lavoristica 94.180; salute e sicurezza 17.000; previdenziale 18.000; assicurativa 18.265.

Accanto alla vigilanza continueranno le attività di prevenzione e promozione con incontri informativi e di aggiornamento. Al termine del 2019 dovranno essere stati realizzati circa 400 appuntamenti.

Info: Inl programmazione attività di vigilanza 2019

La formazione in materia di ADR: un obbligo che interessa anche il RSPP

L’Accordo ADR dispone un preciso obbligo di formazione per tutti gli operatori coinvolti nella gestione e il trasporto delle merci pericolose che possono comprendere, in base ai loro pericoli specifici, i prodotti e gli articoli destinati all’utilizzo industriale, professionale o privato nonché i rifiuti generati da un’attività industriale o professionale.
La nuova edizione 2019 dell’ADR, che entrerà in vigore il 1° luglio 2019 dopo il consueto semestre transitorio, impone alle imprese una programmazione della formazione e dell’aggiornamento per tutti gli addetti che a qualsiasi titolo gestiscono le merci pericolose.
A livello legislativo la direttiva 2008/68/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 24 settembre 2008 relativa al trasporto interno di merci pericolose è stata recepita in Italia con il Decreto Legislativo n.35/2010 che all’art.5 dispone:

Art. 5 – Recepimento modifiche all’ADR, al RID ed all’ADN
1. Con provvedimento dell’amministrazione, sono recepite le direttive comunitarie concernenti adeguamento al progresso scientifico e tecnico della materia del trasporto di merci pericolose su strada, per ferrovia o per via navigabile interna recanti modifiche: 
a) degli allegati A e B dell’ADR; 
…omissis…

Per effetto del suddetto decreto ogni biennio l’edizione dell’ADR, emendata dagli esperti del gruppo di lavoro WP.15 dell’UNECE, viene recepita a livello nazionale con un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che rende perciò obbligatoria l’osservanza delle disposizioni contenute negli allegati tecnici A e B dell’accordo da parte di tutti gli operatori interessati.
In particolare l’ADR 2019 riporta alla sezione 8.2.3:
8.2.3 Formazione di tutto il personale, diverso dai conducenti aventi un certificato di cui al 8.2.1, coinvolto nel trasporto di merci pericolose per strada
Tutte le persone le cui funzioni hanno a che fare con il trasporto stradale di merci pericolose devono avere ricevuto, conformemente al capitolo 1.3, una formazione sulle disposizioni che regolano il trasporto di queste merci, rispondente alle loro responsabilità e funzioni. Questa prescrizione si applica, per esempio, al personale impiegato dal trasportatore o dallo speditore, al personale che carica e scarica le merci pericolose, al personale che lavora nei depositi intermedi o per le agenzie di spedizione ed ai caricatori e ai conducenti di veicoli diversi da quelli aventi un certificato conformemente a 8.2.1, coinvolti nel trasporto di merci pericolose per strada.

La formazione degli addetti coinvolti nelle attività concernenti le merci pericolose deve essere programmata e assicurata dal legale rappresentante, o chi da egli delegato allo scopo, ovvero il “capo dell’impresa” secondo l’art. 11 del D.Lgs. n.35/2010 quando l’impresa ha nominato un Consulente per la sicurezza dei trasporti di merci pericolose.

Il Consulente per la sicurezza dei trasporti dovrebbe individuare i fabbisogni formativi degli addetti e proporre un programma di formazione all’impresa in cui i moduli formativi potranno essere erogati dallo stesso Consulente per la sicurezza o da terzi, esperti interni o esterni all’impresa.

Nel caso in cui l’impresa non sia obbligata a nominare un Consulente per la sicurezza dei trasporti oppure il Consulente nominato non esegua il suo compito di verifica della formazione degli addetti, allora il legale rappresentante, o chi da egli delegato, ha l’obbligo di vigilare sulla formazione preliminare e periodica di aggiornamento dei propri dipendenti assieme al RSPP nominato ai sensi del D.Lgs. n.81/2008 dal momento che le misure di sicurezza relative alle attività svolte per la gestione delle merci pericolose (per esempio carico e/o scarico di prodotti e rifiuti) all’interno di un perimetro aziendale devono essere considerate come implementazione in un settore specifico (ADR) delle disposizioni di cui al D.Lgs. 81/2008, la norma quadro in materia di sicurezza nell’ambiente di lavoro.

A questo proposito evidenzio che la posizione del legale rappresentante, o della persona che riveste il ruolo di datore di lavoro, e del RSPP risulta particolarmente critica quando l’impresa delega alcune attività di gestione delle merci pericolose ad imprese esterne (in outsourcing) che operano nel perimetro aziendale del committente con personale dipendente e/o con personale di imprese terze. In tutti questi casi l’impresa committente deve verificare la formazione acquisita dagli addetti che “accetta” di far lavorare presso la propria sede operativa. Il datore di lavoro deve infatti dimostrare di adottare la “diligenza del buon padre di famiglia”, un adempimento di carattere generale di cui all’art. 1176 del codice civile, e di garantire direttamente, o chi da egli delegato, la formazione obbligatoria e l’aggiornamento dei lavoratori che svolgono le attività inerenti la gestione delle merci pericolose nella sua sede operativa.

L’obbligo di formare gli addetti comporta necessariamente la creazione di una lista di persone coinvolte nella gestione delle merci pericolose (materie prime, prodotti finiti e rifiuti) ed il monitoraggio della formazione erogata a queste persone in funzione dei ruoli assunti presso uno degli operatori elencati al 1.4 dell’ADR 2019:

  • speditore;
  • trasportatore;
  • destinatario;
  • caricatore;
  • imballatore;
  • riempitore;
  • gestore di un container cisterna o di una cisterna mobile;
  • scaricatore,

così come definiti alla sezione 1.2.1 dell’ADR 2019.

I corsi di aggiornamento devono essere programmati almeno ogni due anni considerando che gli allegati tecnici A e B dell’Accordo l’ADR sono emendati dagli esperti del gruppo di lavoro WP.15 dell’UNECE con la medesima periodicità. Nel caso che le prassi e/o le procedure inerenti la gestione delle merci pericolose siano modificate si rende invece necessario aggiornare tempestivamente la formazione degli addetti interessati alle attività oggetto di modifiche prima che gli stessi possano svolgere le loro mansioni privi dell’adeguata formazione.

FONTE: https://aifos.org/home/news/int/interventi_commenti/la_formazione_in_materia_di_adr

Compilazione/Presentazione MUD 2018

F-Gas: dal 24 gennaio 2019 in vigore il D.P.R. 146/2018

Il 9 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto F-GAS: il  DPR 146 del 16 novembre 2018.

Il presente decreto disciplina le modalita’ di attuazione del regolamento (UE) n. 517/2014 e dei relativi regolamenti di esecuzione della Commissione europea, ed in particolare:

a) individua le autorita’ competenti di cui all’articolo 6, paragrafo 2, secondo periodo, e paragrafo 3, terzo periodo, all’articolo 9, all’articolo 11, paragrafo 3, all’articolo 15, paragrafo 4, all’articolo 17, paragrafo 4, e all’articolo 19, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 517/2014;

b) individua gli organismi di controllo indipendenti competenti per le procedure di verifica di cui all’articolo 14, paragrafo 2, e all’articolo 19, paragrafo 6, del regolamento (UE) n. 517/2014;

c) individua le procedure per la designazione degli organismi di certificazione delle persone fisiche e delle imprese, di cui agli articoli 7 e 8 del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2067, agli articoli 10 e 11 del regolamento (CE) n. 304/2008, agli articoli 4 e 5 del regolamento di esecuzione (UE) 2015/2066 e agli articoli 4 e 5 del regolamento (CE) n. 306/2008;

d) individua le procedure per la certificazione degli organismi di attestazione di cui all’articolo 1 del regolamento (CE) n. 307/2008;

e) stabilisce le modalita’ di riconoscimento dei certificati e attestati di formazione rilasciati da altri Stati membri;

f) disciplina il registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate, che assicura a tutti i soggetti, la pubblicita’ notizia delle informazioni sulle attivita’ disciplinate dal presente decreto, nonche’ la trasparenza delle attivita’ medesime;

g) disciplina la costituzione e la gestione di una banca dati per la raccolta e la conservazione delle informazioni relative alle vendite di gas fluorurati a effetto serra e delle apparecchiature di cui all’articolo 6 del regolamento (UE) n. 517/2014, nonche’ alle attivita’ di installazione, manutenzione, riparazione e smantellamento di dette apparecchiature;

h) individua i sistemi di comunicazione delle informazioni di cui all’articolo 20, del regolamento (UE) n. 517/2014, per la raccolta di dati sulle emissioni dei settori rientranti nel campo di applicazione del regolamento medesimo;

i) disciplina l’etichettatura delle apparecchiature di cui all’articolo 12 del regolamento (UE) n. 517/2014.

Il nuovo decreto entrerà in vigore a partire dal 24 gennaio 2019 e abroga il precedente D.P.R. 43/2012.

Lavoro digitalizzato, rischi per la sicurezza nel 2025, relazione Eu-Osha

Futuro digitalizzato e rischi per la sicurezza sul lavoro. Questo il tema della recente relazione pubblicata da Eu-Osha che riporta riflessioni sul futuro del lavoro e sui rischi per la sicurezza considerando le attuali e prossime innovazioni tecnologiche. Una relazione redatta al termine di un progetto di ricerca biennale su un proiezione da ora al 2025.

Prospettive in merito ai rischi nuovi ed emergenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro correlati alla digitalizzazione nel periodo fino al 2025 è il titolo del volume, di cui è disponibile anche una sintesi, entrambi in inglese. L’impatto delle TIC è già ora assolutamente evidente e potrebbe essere ancor più consistente tra meno di dieci anni influenzando totalmente il mondo del lavoro, le abitudini gli ambienti. Attraverso attrezzature, strumenti, organizzazione, orari, controllo.

Eu-Osha ha analizzato quattro scenari di possibile evoluzione della vita professionale nel 2025, elaborati seguendo relazioni di esperti e informazioni raccolte su letteratura specializzata, colloqui telefonici e sondaggi online.

Gli scenari sono: EvoluzioneTrasformazioneUtilizzo e Frammentazione e delle slide animate ne semplificano e sintetizzano la comprensione.

Foresight on new and emerging OSH risks related to digitalisation by 2025 from European Agency for Safety and Health at Work – EU-OSHA

Per ogni scenario viene ipotizzato il modo nel quale potrebbero essere affrontanti i rischi per la sicurezza sul lavoro. Rischi fisici e psicosociali per sostenere l’obiettivo finale della relazione. Informare tutti gli attori impegnati nella UE nelle politiche del lavoro e promuovere l’adozione di approcci preventivi, proattivi. Promuovere progetti e ricerche e un approccio olistico che sappia ridurre l’impatto delle prossime novità tecnologiche.

Info: Eu-Osha il lavoro nel futuro digitalizzato  – relazione completa in inglese

Fonte: https://www.quotidianosicurezza.it/sicurezza-sul-lavoro/ricerche/rischi-emergenti-sicurezza-lavoro-digitalizzato-relazione-eu-osha.htm

Decreto 23 novembre, regola tecnica attività commerciali superiori 400mq

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.281 del 3 dicembre 2018 il Decreto del Ministero dell’Interno del 23 novembre 2018 Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi per le attività commerciali, ove sia prevista la vendita e l’esposizione di beni, con superficie lorda superiore a 400 mq, comprensiva di servizi, depositi e spazi comuni coperti, ai sensi dell’articolo 15, del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 – modifiche al decreto 3 agosto 2015. In vigore a trenta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta.

Le norme sono applicabili alle attività individuate con il numero 69 dell’allegato I del decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151sia di nuova realizzazione che esistenti e in alternativa a quanto indicato dal decreto del Ministro dell’interno 27 luglio 2010. Vengono aggregate all’allegato 1 del Decreto del Ministro dell’interno 3 agosto 2015, con il capitolo “V.8 – Attività commerciali” nella sezione “V Regole tecniche verticali”.

Come di consueto è il documento allegato al decreto a riportare i dettagli tecnici del provvedimento, i dettagli della strategia antincendio: V.8.5 3. “Nei paragrafi che seguono sono riportate le indicazioni complementari o sostitutive delle soluzioni conformi previste dai corrispondenti livelli di prestazione della RTO”.

Le indicazioni riguardano la reazione e la resistenza al fuoco, la compartimentazione, l’esodo, la gestione della sicurezza antincendio, il controllo, l’allarme, fumi e calore, impianti tecnologici.

“V.8.6  Altre indicazioni:

  1. All’interno delle aree TA, TB1 e TB2 non è ammesso l’impiego di apparecchiature alimentate a combustibile liquido o gassoso.
  2. All’interno delle aree TA, TB1 e TB2 sono comunque ammessi, per ciascun compartimento antincendio:
    1. fluidi combustibili o prodotti contenuti in recipienti a pressione (ad esempio: insetticidi, prodotti spray in genere, cosmetici, alcooli in concentrazione superiore a 60 % in volume, olii lubrificanti, …) 1 m3 di cui massimo 0,3 m3 di liquidi con punto di infiammabilità < 21°C;
    2. recipienti di gpl di singola capacità 5 kg, in quantitativi 75 kg, in locali posti a quota h • -1 m;
    3. articoli pirotecnici NSL, con quantitativi netti di manufatti 50 kg”.

Info: Gazzetta Ufficiale n.281 del 3 dicembre 2018 Decreto 23 novembre 2018

Fonte: https://www.quotidianosicurezza.it/normativa/leggi/nuova-regola-tecnica-verticale-attivita-commerciali-2018.htm